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Veronica

Tempo di lettura: 3 min.

Fake out of home advertising: l’inganno che va di moda!

Immaginate di camminare per le strade della vostra città e di vedere un’affissione pubblicitaria di un famoso marchio di borse: quella è una pubblicità che si definisce OOH (out-of-home). Immaginate ora di proseguire la vostra passeggiata e di vedere una pubblicità dello stesso brand di borse: un video, trasmesso in un ledwall che si trova sulla facciata di un palazzo. Quello è un esempio di DOOH (digital-out-of-home) advertising. E se vedeste un reel su Instagram o un video su Tik Tok in cui la stessa borsa, raffigurata in quella pubblicità, circola per le strade lungo le quali stavate passeggiando, come se avesse quattro ruote? FOOH advertising! Che nonostante possa sembrare un’espressione di stupore, è invece l’acronimo di fake-out-of-home advertising.

Cos’è il fake out of home advertising?

Il FOOH o fake out of home, è un trend del digital marketing che si è diffuso recentemente.  Potremmo definirlo una versione 5.0 del guerrilla marketing che conosciamo, ma in cui la tecnologia e i mezzi utilizzati sono ben diversi: si tratta infatti di CGI.

Cos’è la CGI? Letteralmente significa computer-generated-imagery, in italiano “immagini generate al computer”. È un’applicazione della computer grafica che permette di creare effetti speciali digitali sorprendenti e, in questo caso, permette di generare video pubblicitari sensazionali e soprattutto virali. Li vedi e l’unica domanda che sorge spontanea è: “Ma è reale?”. I contesti sono reali, ed è proprio questo che rende la scena plausibile, ma ciò che viene rappresentato non lo è completamente. Insomma: è fuori casa ma non esiste! Mi spiego meglio: ricordate l’esempio presentato all’inizio di questo articolo? La borsa è reale, così come l’ambientazione, ma quando mai una borsa si è vista circolare su quattro ruote per le strade della città? Questo è proprio quello che ha fatto accadere Jacquemus con la sua Le Bambino Bag.

Ed è solamente uno dei numerosi esempi di pubblicità CGI che hanno popolato i social nel 2023. Vediamone insieme alcuni!

Fake out of home: alcuni esempi di pubblicità CGI

Come Jacquemus, anche Maybelline e molti altri brand sono entrati nell’universo della CGI. Il noto brand di cosmetici, ha pubblicato sui suoi profili social vari video: ricorderete quello virale che ritrae un convoglio della metro e un autobus che si danno una ritoccata veloce al trucco, e sono subito pronti per la prossima fermata. C’è perfino chi ha fatto sfilare per le strade di Dubai una Barbie grande quanto il Burj Khalifa!

C’è un altro elemento che contribuisce a dare quel tocco sensazionalistico e a insinuare nelle nostre menti il dubbio che quella scena sia reale. Sembrano tutti scatti rubati, riprese di qualche passante che, incuriosito da ciò che vedeva, ha iniziato a riprendere la scena con il proprio cellulare, tanto realistici che in alcuni si vede perfino qualcun altro che riprende la stessa scena. È forse questo carattere di autenticità che potrebbe spingere a chiedersi cosa si nasconde dietro questo nuovo, sorprendente e affascinante modo di fare pubblicità: un’opportunità per le aziende o un inganno nei confronti dei consumatori?

Pubblicità CGI: opportunità o inganno?

Quale brand non vorrebbe poter apporre il proprio marchio sui monumenti di tutto il mondo? Ovviamente nella realtà questo non è possibile, ma la tecnologia apre le porte dell’immaginazione. Si può pensare alla CGI come un modo per portare il marketing esperienziale a un livello superiore, creando momenti unici e memorabili in una realtà virtuale.

Un’opportunità? Sicuramente! Per poter esplorare nuovi modi di fare pubblicità e non sacrificare la propria creatività, dandole libero sfogo. Un inganno? Dipende… «Da un grande potere derivano grandi responsabilità!» dicevano… ed è proprio questo il punto: la trasparenza è importante perché la sua mancanza può minare la fiducia tra consumatore e brand, ma al tempo stesso la tecnologia può essere un plus nella ricerca di nuovi modi per sorprendere i consumatori e fidelizzarli. Quale sarà, dunque, il futuro del digital advertising? Ci sarà un limite all’immaginazione? Per il momento non sappiamo rispondere ma lo scopriremo!

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